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Quando e perché dare le dimissioni?

by | 23 November 2021

Dare le dimissioni: come capire che è il momento di cambiare

Capire quando dare le dimissioni non è semplice. Ci sono lavoratori che decidono di cambiare lavoro al primo segno d’insoddisfazione, e c’è chi posticipa per mesi la decisione.

Alla domanda “perché dare le dimissioni?” non è possibile dare una risposta univoca, del resto. I motivi possono essere i più diversi: dalle questioni più pratiche (come la necessità di trasferirsi in un’altra città o il desiderio di un guadagno maggiore) fino alle motivazioni di tipo psicologico (pensiamo ad esempio al burnout, la sindrome da esaurimento emotivo e fisico causata da un lavoro eccessivamente stressante)

Ma come dare le dimissioni? Come prendere coraggio per dimettersi? E qual è il procedimento da seguire?

Quando è meglio licenziarsi?

Esistono numerose circostanze che possono suggerirti che è arrivato il momento di cambiare lavoro.

Ad esempio, quando ci si sente demotivati e non più coinvolti nelle proprie attività lavorative da diverso tempo. Se ti svegli ogni mattina senza nessuna felicità all’idea di andare al lavoro, se non provi più la passione di un tempo e non ti senti proattivo, probabilmente hai bisogno di un cambiamento.

Un altro motivo che può suggerire la necessità di dare le dimissioni è rappresentato da una cultura e/o un ambiente di lavoro negativi. Che si tratti di un manager aggressivo, di un team disfunzionale o di obiettivi impossibili da raggiungere, poco importa: quando un ambiente di lavoro è “tossico”, diventa difficile riprendersi e ritrovare la motivazione. Non sentirti dunque obbligato a restare, se stai vivendo una situazione di questo tipo: a lungo andare potrebbe logorarti, arrivando a incidere anche sulla tua vita privata.

Chi ha piani di carriera ambiziosi tende inoltre a licenziarsi se non vede opportunità di crescita. È normale avere desiderio di migliorare le proprie competenze, volersi assumere più responsabilità e desiderare di crescere dal punto di vista lavorativo. Se ritieni che il tuo posto di lavoro non abbia più molto da offrirti in fatto di crescita professionale, è giusto iniziare a guardarti altrove.

Prima di farlo, però, il consiglio è quello di parlare di questa insoddisfazione con il tuo responsabile così da provare a trovare una soluzione all’interno dell’azienda. Qualora non fosse possibile, una volta che hai optato per il licenziamento è importante motivare le dimissioni al proprio datore di lavoro.

In altri casi, invece, può succedere che una nuova opportunità ti si presenti direttamente e che sia un’altra azienda a cercarti. Valuta le offerte che ti sono arrivate, e prendi una decisione ponderata.

Se senti la necessità di cambiare lavoro, ma non hai ben chiaro quello che desideri o ti senti incerto su come procedere, gli esperti di Phyd sono a tua disposizione per aiutarti a definire i tuoi obiettivi e ad acquisire maggiore consapevolezza delle tue capacità.

Come si danno le dimissioni?

Con l’entrata in vigore del Jobs Act nel 2017, è cambiata la modalità con cui licenziarsi: le dimissioni volontarie, le dimissioni per giusta causa e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro sono diventate telematiche.

Come dare le dimissioni online? È necessario collegarsi al sito servizi.lavoro.gov.it e accedere con la propria identità digitale (SPID) per avviare la procedura. Il datore di lavoro riceverà la lettera di dimissioni direttamente nella sua casella PEC, e così anche la sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Il preavviso delle dimissioni dipende dal proprio settore e dal CCNL applicato. La maggior parte dei contratti collettivi prevede che il periodo di preavviso decorra dal primo o dal sedicesimo giorno del mese.

Questo significa, ad esempio, che se dai le dimissioni il venti del mese, il periodo di preavviso comincia il primo del mese successivo. Mentre, se le dai il cinque, comincia il sedici dello stesso mese.

La durata del periodo dipende infine da una serie di variabili, come dall’anzianità di servizio alla tipologia di contratto. A seconda dell’inquadramento e del settore in cui operi, può essere anche di diversi mesi.

 

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