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Fuga dall’Italia

by | 18 November 2022

Fuga dall’Italia 

Se da un lato la pandemia ha frenato l’economia italiana, dall’altro non ha impedito ai giovani del nostro Paese di partire per l’estero, facendo così segnare una percentuale particolarmente alta della cosiddetta “fuga dei cervelli”. In effetti questo dato non è mai stato così significativo: secondo una ricerca della Fondazione Migrantes, i giovani che hanno lasciato l’Italia dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono aumentati dell’85% (Rainews).

L’identikit dell’expat

Ma chi sono gli italiani nel mondo? E dove va chi lascia il nostro Paese? Il 48,2% degli oltre 5,8 milioni di cittadini italiani residenti all’estero è donna. La tendenza vede i più giovani partire soprattutto dal Nord Italia alla volta dell’Europa, mentre gli italiani del Sud affollano gli spazi vuoti lasciati al Nord. “Una mobilità giovanile che cresce sempre di più, perché l’Italia ristagna nelle sue fragilità e ha definitivamente messo da parte la possibilità per un individuo di migliorare il proprio status durante il corso della propria vita accedendo a un lavoro certo, qualificato e abilitante”, si legge nel rapporto. Un tema, quello dell’ascensore sociale e della mobilità intergenerazionale, sul quale si espresso anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha auspicato l’apertura di una “riflessione sulle cause di questo fenomeno” (Ansa).

  • Il Covid fa crescere l’Italia dei giovani emigrati (Avvenire).

Agevolazioni al rientro 

Di “fuga di cervelli”, del resto, sentiamo parlare da anni. Secondo i dati Istat, solo nel 2020 ben 120mila italiani hanno spostato la propria residenza all’estero, e un quarto sono laureati. I governi che si sono susseguiti in questi anni hanno tentato di introdurre degli strumenti per invertire la rotta, a partire dalle agevolazioni fiscali. Il numero di lavoratori che ne hanno beneficiato è aumentato fortemente, dimostrando come le politiche fiscali possano essere in grado di favorire il rientro degli expat. Quanto ai ricercatori e ai docenti, invece, il dato è rimasto costante nel tempo. A pesare, ha sottolineato l’Istat, fattori determinanti come la scarsa meritocrazia nell’ambito universitario italiano, l’instabilità del posto di lavoro e la poca fiducia nelle prospettive di carriera (Startup Magazine).

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