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Il benessere psicologico è una priorità sul posto di lavoro

L’attenzione e la sensibilità delle imprese per il benessere psicologico è un fattore fondamentale nella scelta del posto di lavoro, soprattutto tra i più giovani. A rivelarlo sono diversi report usciti sul tema nell’ultimo anno. In particolare, uno studio pubblicato a maggio da Deloitte e condotto su un campione di oltre 22 mila Millennials e GenZs in 44 Paesi del mondo rivela che per oltre l’80% degli intervistati le iniziative delle aziende per promuovere la salute mentale dei propri dipendenti sono tra i fattori più importanti nella valutazione di potenziali nuovi lavori. Secondo un altro studio pubblicato sempre quest’anno dal Workforce Institute di Ukg e condotto su 3.400 persone in 10 Paesi, lo stress lavorativo, infatti, ha un impatto negativo sulla vita privata dei dipendenti (71%), sul loro benessere (64%) e sulle loro relazioni (62%). Per questo, oltre l’80% degli intervistati afferma che preferirebbe avere una buona salute mentale piuttosto che un lavoro ben retribuito e il 66% accetterebbe una riduzione dello stipendio per un lavoro più attento al benessere mentale (e anche il 70% dei manager ha affermato che lo farebbe). 

Piccoli passi

È innegabile che negli ultimi anni siano stati fatti importanti passi avanti sul tema, ma ancora non sufficienti. Oltre il 56% delle persone intervistate da Deloitte considera l’attenzione dei datori di lavoro per la salute mentale un cambiamento positivo, ma il 32% ancora non si sente a proprio agio nel parlare con i manager dello stress che prova o di altre questioni legate alla salute mentale nonostante il 46% degli intervistati affermi di essere stressato o in ansia per la maggior parte del tempo. Secondo il report del Workforce Institute, per altro, il ruolo dei manager nel benessere psicologico delle persone è tutt’altro che trascurabile, considerato che gli intervistati hanno affermato che influiscono sulla loro salute mentale quanto il loro partner e meno di medici e terapisti. 

Parola d’esperta

La dott.ssa Lucia Pecoraro, referente clinico della formazione di Unobravo, servizio di psicologia online leader in Italia, ci spiega quali sono le iniziative più efficaci che le aziende e i propri leader possono mettere in campo per aumentare il benessere psicologico dei propri dipendenti: “Progetti di prevenzione e formazione innanzitutto: difatti la prevenzione si è dimostrata notevolmente efficace nella tutela del benessere delle proprie risorse/persone. Con la formazione è possibile fornire degli strumenti concreti di riconoscimento dei segnali di bisogno e di difficoltà sia per la propria salute che per quella di chi ci circonda. Offrire, quindi, sia ai dipendenti che ai loro leader, la possibilità di sviluppare una capacità empatica e la consapevolezza delle proprie risorse sia interne che esterne”.

Figure chiave

Sempre più aziende affiancano, inoltre, alla prevenzione e alla formazione un accesso agevolato a un supporto psicologico professionale. “La presenza di uno psicologo, o della possibilità di avere un supporto psicologico in diverse forme, può permettere innanzitutto di andare a sdoganare vecchi pregiudizi, diffondere una cultura del benessere mentale come elemento fondamentale della vita delle persone, sia privata che professionale”, ci spiega Pecoraro. “È indubbio – continua – che un malessere, anche di natura psicologica, abbia delle ripercussioni sia sulla vita privata delle persone che sul loro rendimento lavorativo, investire quindi nel supportare le proprie persone nel riconoscere i propri segnali di bisogno e intervenire in situazioni di disagio, non solo può aiutare a prevenire il burnout ma può anche migliorare il rendimento e la qualità delle attività professionali quotidiane”.

Conto salato

Sottovalutare il problema, infatti, ha importanti conseguenze anche dal punto di vista economico. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, a livello globale si stima che ogni anno vengano persi 12 miliardi di giorni lavorativi a causa di depressione e ansia, con un costo di un trilione di dollari all’anno in termini di perdita di produttività. Tra gli intervistati dal Workforce Institute, il 78% afferma che lo stress ha un impatto negativo sulle loro prestazioni lavorative. Il malessere non riguarda solo i dipendenti, ma anche i manager: il 40% ha affermato che probabilmente lascerà l’azienda entro l’anno a causa dello stress lavoro-correlato e un quarto degli intervistati afferma di sentirsi “spesso” o “sempre” esaurito. Secondo la Dott.ssa Pecoraro anche i lavoratori possono mettere in campo delle iniziative per minimizzare lo stress: “Diverse sono le strategie di prevenzione del burnout, che spaziano tra le nostre risorse personali e la rete di persone che ci circondano. Uno dei primi passi da poter mettere in campo è analizzare la gestione del nostro tempo trovando un equilibrio tra vita privata e vita professionale. Coltivare una buona rete di colleganza e supporto nel nostro quotidiano lavorativo. Prenderci cura del nostro tempo privato nutrendo le nostre passioni e altre fonti di soddisfazione personale, come ad esempio hobby, volontariato, sport, relazioni interpersonali”.

 

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